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Bande di Cavriana, sito UNESCO

APP_Gli scavi a Bande nel 1985
Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2017


Castellaro Lagusello e Bande di Cavriana sono state iscritte nella lista dei siti patrimonio dell’Umanità dell’Unesco tra i siti palafitticoli alpini


Ai piedi della catena collinare rissiana che domina la località di Bande di Cavriana oggi si estende una lunga depressione corrispondente ad un vasto bacino lacustre intercollinare di origine glaciale.
Negli ultimi decenni del 1800, Don. A. Bignotti e L. Pigorini vi riconobbero le tracce di un esteso insediamento e, nel primo dopoguerra, lo sfruttamento della locale torbiera portò alla luce ingenti quantità di materiali e di elementi strutturali lignei, genericamente attribuibili alla Eta’ del Bronzo.
Purtroppo molti manufatti furono venduti o dispersi mentre altri furono, anche se solo in parte, recuperati e distribuiti in vari Musei italiani. Solo con i primi scavi di F. Rittatore VonWiller nel 1952 e con quelli successivi - diretti da A. Soffredi negli anni 1965/66 e da A. Piccoli con il Gruppo Archeologico Cavriana dal 1967 al 1995 – si riuscì a delimitarne l’intera superficie, valutabile in circa 20.000 mq., e a definirne il quadro cronologico, identificandovi anche l’interessante sovrapposizione di due modelli strutturali diversi, pertinenti ad altrettanti orizzonti culturali.
L’abitato più antico, caratterizzato da anfore, boccali e tazze pertinenti alla Cultura di Polada, consisteva in una struttura su palafitte estesa su una superficie di almeno 8.000 mq. In base a dati dendrocronologici le sue strutture di base sorsero durante le fasi iniziali della Antica Età del Bronzo (intorno al 2040 a.C. datazione non calibrata) e pur con diversi ampliamenti e consolidamenti, venne frequentato fino alle ultime fasi della Antica Età del Bronzo nel corso del XVI sec. a.C.. Caratteristici di questa fase sono gli scodelloni a calotta tipo Barche di Solferino.
In seguito ad eventi diversi - molto probabilmente per un repentino un abbassamento delle falde acquifere o forse anche a causa di un incendio evidenziato nel corso delle campagne di scavo 1983/85 - nel corso delle fasi terminali della Antica età del Bronzo l’abitato palafitticolo venne abbandonato e successivamente crollò come testimoniano le palificate coricate in varie direzioni. Poco tempo dopo, in corrispondenza con le primissime fasi della Media Età del Bronzo lo stesso sito venne rifrequentato, seppur in una mutata situazione geomorfologica.
Sulle strutture palafitticole ormai crollate sorse un nuovo insediamento, caratterizzato da una struttura di bonifica stratificata  costituita da strati di ramaglie, ciottoli e sabbie alternati a tavoloni orizzontali, più adatta a consolidare un terreno umido semipalustre.
L’impianto era stabilizzato agli angoli da “picchetti” verticali che sovente raggiungevano i resti dell’impalcato sottostante. Questo secondo abitato – pressoché coevo di quello individuato presso Castellaro Lagusello, dell’ Isolone del Mincio nonchè di altri siti costieri e dell’entroterra del Lago di Garda – venne frequentato almeno fino alle fasi medio-avanzare della media Età del Bronzo quando venne definitivamente abbandonato.
Non si esclude che possa essersi verificate una terza fase insediativa sulle alture settentrionali che si affacciavano sullo stesso bacino.
L’economia del villaggio, in entrambi le fasi di frequentazione, era fondamentalmente agricola e, unitamente alla caccia, alla pesca e alle attività produttive artigianali - industria litica, ceramica e tessitura – assicurava un tenore di vita più che soddisfacente.
Anche l’attività metallugica e il commercio sono ben documentare dalla presenza manufatti e strumenti legati alla attività fusoria. I monili di ambra proveniente dalle coste baltiche ed alcune forme vascolari e oggetti di tradizione transalpina e/o carpatico-danubiana, indicano che i suoi abitanti non erano estranei ad interazioni culturali ed economiche con altre aree europee, anche su medio-lunghe distanze. Dall’insediamento di Bande provengono nove tavolette delle quali due provengono da uno strato ben databile ad un momento avanzato della antica Età del Bronzo mentre altre sei furono raccolte in superficie prima del 1960 ( Fig. 7, nn. 1-5).
Su tutte compaiono diversi segni, molti dei quali sono presenti su tavolette di altre località, non solo italiane. Escludiamo quelle con semplici serie di punti o coppelle per considerare la ricorrenza di segni complessi. Molto simile ad un segno peculiare della regione danubio-carpatica è la coppella con corona campita da punti che troviamo non solo a Bande , ma anche a Lovere, a Polada (non esposta) e forse al Lavagnone. Anche il segno quadrato campito da punti risulta assai diffuso non solo in numerosi siti contemporanei del bacino benacense e ad Albanbuhel in Alto Adige, ma anche lungo la dorsale appenninica fino all’Umbria e al Lazio.
Questo segno è presente anche a Wallhausen in Germania, a Grosshofflein, Swarzenbach e forse a Matrei in Austria, a Hosty nella Repubblica Ceka ed a Carna Rampa in Romania.
La nona tavoletta proviene dalla superficie collinare settentrionale che domina il bacino ( Bande- Sito alto) ove è stata raccolta nel corso di un survey, unitamente a frammenti ceramici attribuibili ad un orizzonte tardo della media Età di Bronzo.
Presenta numerosi segni rettangolari seriati formati da 2 o più punti affiancati, già presenti in altri esemplari, ma disposti in un modo caotico che non trova confronti. Purtroppo in questa nuova area non sono ancora state condotte ricerche sistematiche.

prof. Adalberto Piccoli
Testo adattato


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